L’ULTIMO NATALE

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Dentro quella stanza c’era un silenzio assordante rotto solo dai bip dei macchinari che la tenevano in vita.

Un eco, quasi capace di rimbombare sulle pareti e scagliarsi contro i timpani con tutta la sua forza. Dalla finestra, si intravedeva la neve scendere, senza chiedere permesso. Quando il telefono squillava, mi piaceva immaginare fosse lei per dirmi che tutto era ok. 

La sensazione durava pochi istanti. Quasi come fosse una presa in giro, tiravo su il telefono, la chiamata non aspettata dirompeva. Una routine strana. Non provavo nessuna sensazione di vuoto. Sono sempre stato attaccato alla realtà, perlomeno fino all’orecchio, come quel telefono, lasciavo sempre una speranza non identificabile, capace di farmi vivere scoperto dalla lucidità quel tanto che basta per apprezzarla.. 

Questo Natale sarà duro, niente regali, niente addobbi, niente festeggiamenti. Il primo Natale senza di lei, il calendario sa essere malvagio talvolta.

Penso a quanto sia importante il rapporto tra madre e figlio, quanto il legame che nasce fin dal pancione lo si porti con se per tutta la vita dentro ognuno di noi.

Un pensiero a chi pensa che non sia l’ultimo Natale, godetevelo, senza regali e senza smanie da folli preparativi. Scambiatevi abbracci, sorrisi e chiacchierate spensierate perchè potrebbe essere l’ultimo.

Il secondo pensiero, quello più importante, va a lei, ha iniziato il viaggio più lungo della sua vita, un domani la raggungerò, perché quel cammino e’ l’ultimo per ognuno di noi, chi prima chi dopo. La sua è stata una morte lenta, ma questo non l’ha resa più facile. L’attesa dell’evento è un fuoco che brucia lento, ma ininterrotto.

Ci abituiamo al lutto, teniamo per mano i nostri cari, curiamo le loro ferite, osserviamo i farmaci scorrere nelle loro vene, continuamente messi di fronte all’incapacità di agire della nostra impotenza. Fino a quando non capita a noi, si pensa di essere immortali, di essere al di fuori di queste cose e ci scrolliamo di dosso ogni qualvolta sentiamo queste tristi notizie, una specie di coltre astratta che pensiamo mai arrivi a noi.

Il destino è segnato, solo le lancette quotidiane scandiscono il tempo che abbiamo a disposizione ognuno di noi. Mi mancheranno le sue smorfie ai miei tanti viaggi, le sue imprecazioni a stare attento ovunque andassi. Avevo un chiodo fisso: quello di perderla improvvisamente e lontano da casa, invece no, mi ha accontentato preparandomi e andandotese via tra le mie mani senza soffrire e disturbare, com’era il suo stile. Ha affrontato la malattia con forza e determinazione, le ha giocato contro il destino che ha voluto cambiare le carte in tavola, le stesse carte che le avevano dato un barlume di speranza in una condanna certa e segnata.

Meglio così, ha lottato fino alla fine a viso aperto consapevole della dura battaglia, con la quasi certezza di potercela fare anche questa volta. Era abituata alle battaglie e non ci ha dato più di tanto peso. Le vicissitudini della vita ci avevano portato nell’ultimo anno a stare molto spesso assieme, forse quasi a prepararci l’uno con l’altro a questo distacco inevitabile. Questo distacco e’ arrivato, la clessidra avrei preferito spostarla un po’ più in là, come un bambino non avrei mai voluto distaccarmi da quel forte legame che avevamo.

Per questo vi dico, vivete questo Natale come se fosse l’ultimo.

Ciao mamma

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